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I COOKIES FANNO MALE ALLA SALUTE?

No, non intendiamo parlare di alimentazione. E nemmeno proporvi una nuova ricetta per i chocolate cookies che li renda alimenti sani.

Qui si parla di un’altra tipologia di cookies, ossia quelle parti di codice inserite in un sito internet e che raccolgono dati sul comportamento del visitatore (quali sono i suoi interessi, le pagine visitate, gli acquisti on line).

L’argomento tiene banco su blog e social network da un po’ di tempo, ossia da quando il Garante per la Privacy ha reso noto il come ‘tradurre’ in Italia la normativa europea.

Se è vero che la privacy va tutelata, per tutelarla al meglio bisognerebbe che le azioni da compiere fossero praticabili facilmente e da tutti coloro che accedono ad internet. Sì, perché la normativa che porta a sanzioni durissime (pensate che le multe vanno dai 6mila euro ai 120mila a seconda dell’illecito) non si applica solo alle grandi aziende, ma anche al blogger  che mette in rete le ricette di cucina, o racconta del suo ultimo viaggio. Ma non solo si arriva alle macro sanzioni anche per coloro che magari hanno installato  un banner di Adsense o di Amazon per una cifra ridicola tipo 5 euro al mese,  ma non l’hanno comunicato al Garante (cosa che va fatta e che costa anche 150 euro).

Il primo pensiero leggendo la normativa, e poi vedendo i tanti siti ormai dotatisi di banner e di “cookie policy” incomprensibili ai più, è stato un parallelismo con la norma che obbliga i consumatori a sottoscrivere singolarmente eventuali clausole vessatorie. Quante volte comprando un bene, prenotando un servizio o anche solo lasciando la macchina dal meccanico vi è capitato di dover apporre 4 o 5 firme?
In pratica, tutta una serie di clausole in deroga al codice civile vanno sottoscritte singolarmente.
Quanti di voi hanno piena consapevolezza di ciò che implica quella sottoscrizione? Quanti di voi leggono le singole clausole? Ecco, immagino che ancora meno saranno coloro che comprenderanno il senso della descrizione dei singoli cookies.

Insomma, basta una normativa così severa – almeno sulla carta – per tutelare davvero la privacy delle persone? O non rischia piuttosto di rendere internet uno spazio non più “libero” e terreno dove sviluppare la comunicazione  ma uno spazio recintato in cui la comunicazione da biunivoca (come è dallo sviluppo del web 2.0) torna ad essere univoca? Insomma, non rischiamo di avere uno spazio arredato in stile anni ’90 (ossia zero social, zero blog, ecc)?

Oltre al rischio del ‘tornare indietro’, che comunque sarebbe un problema visto il livello di arretratezza tutto italiano nei confronti del web,  come ricordava qualche giorno fa Gianluca Diegoli sul suo blog, c’è un rischio ancora più grande. Tutti attenti ai cookies ignoriamo però il vero problema, ossia per quanto tempo vengono mantenuti e a chi vengono comunicati i dati di navigazione registrati nei log dei provider. Il caso Snowden in Italia non ha smosso nulla, Echelon viene giusto citato in una canzone di Guido Foddis, ma per i cookies scatta l’emergenza. E mega sanzioni a chi non mette un banner, secondo le indicazioni del Garante.

Quindi, per rispondere alla domanda iniziale, forse non fanno male alla salute, ma sicuramente fa peggio una normativa strabica.

Per queste ragioni – e pur odiando le petizioni – abbiamo sottoscritto e appoggiamo la petizione #bloccailcookie e ringraziamo Claudia Vago per l’iniziativa. E vi invitiamo a fare altrettanto.

 

Blocca il cookie

 

Comments (1)

  1. Duccio Armenise - Rispondi

    4 giugno 2015 at 12:47 pm

    Sante parole. Segnalo anche questa proposta di modifica della cookie law in modo che sia riferita a una decina di browser piuttosto che a miliardi di siti! https://www.change.org/p/chiediamo-al-garante-della-privacy-di-modificare-la-cookie-law-in-modo-che-sia-riferita-ai-browser-piuttosto-che-ai-siti

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